Federica Lotti, le passioni svelate

Federica Lotti, le passioni svelate

di Mario Gamba

“L’accusa contro la musica contemporanea di origine «dotta» è sempre la stessa: freddezza. Il cerebralismo visto come un’attività separata dalle emozioni, cosa di cui in realtà non si ha notizia fondata se non in casi di patologia. La musica contemporanea di origine «dotta» sarebbe quindi patologica, punto e basta. Si tratta di sciocchezze che tardano a scomparire. Ma si tratta anche di una vocazione a celare le passioni che effettivamente si è osservata nel corso degli anni (più di un secolo per la verità) da parte di autori e soprattutto interpreti delle musiche del nostro tempo, vale a dire del Novecento e del ventunesimo secolo. Un vizio più minoritario di quel che dicono certi detrattori, ma un vizio che viene eclissato tante volte, quotidianamente se ben si osserva, dall’agire di tanti autori e interpreti. Tra le interpreti che fanno scomparire dalla scena quel tipo di approccio alla musica un posto di primo piano ce l’ha Federica Lotti. Flautista. In certi brani vocalista fascinosa senza che si sappia di un suo curriculum di studi severi di canto, un curriculum che è invece ricchissimo e di eccellenza assoluta per quanto riguarda il suo strumento (i suoi strumenti: dal flauto basso all’ottavino). Lotti ha una dote che non nasconde mai: il desiderio di mostrare la vivezza del suo circuito mente-cuore-sensi. L’accensione degli accenti dentro la gran precisione e la gran dottrina. Se la si ascolta dal vivo, cioè vedendola, si ha la percezione forse più netta del suo essere musicista erotica, musicista che riflette sull’essenza creativa della parola amore e della parola sensualità e ne traduce in fatti sonori il grande valore conoscitivo e trasformativo. Ma basta ascoltarla in disco per capirlo. Ad esempio nel suo ultimo album intitolato, un po’ misteriosamente, Altre stagioni veneziane (Ema Vinci Records). Spiega, Lotti, che gli otto autori con cui si intrattiene in questo album sono in qualche modo veneziani, chi di nascita come Claudio Ambrosini e Bruno Maderna, chi d’elezione come Mauro Montalbetti, Corrado Pasquotti, Fabio Vacchi, Camillo Togni, Franco Oppo, Fausto Romitelli. Sensazionale nella raccolta è proprio il brano di Romitelli, l’unico che questo compositore ha scritto per il flauto solo (con la voce). Dia Nykta (1983) è un Romitelli raro. Quasi esordiente, estraneo a ogni scuola. Semplici e persino giocose le successioni di frasi per il flauto, anche se Lotti e il critico Guido Barbieri classificano il pezzo come dark per via del tono scuro dell’assieme. C’è un vago sentore d’Oriente e ci sono le stupende interpolazioni vocali di Lotti. Teatrali? Forse. Ma sarebbe meglio dire: tipo rave.”

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